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INCONTRO ALL'ISTITUTO BOBBIO PER IL 25 APRILE

6 MARZO 1945: A VALMALA LA NEVE È ROSSO SANGUE

Il cortometraggio Neve rosso sangue racconta l'eccidio di Valmala, in Val Varaita: 9 partigiani garibaldini uccisi dagli alpini della Monterosa su 13 presenti quel giorno al santuario. Più di un centinaio di allievi di terza superiore dell’Istituto Bobbio il 2 maggio hanno “celebrato” il 25 aprile vedendo il film insieme al regista, Daniel Daquino (nella foto in basso), che ha spiegato loro come si fa a girare un film ma anche il contesto in cui sono avvenuti i fatti. Lo ha aiutato Riccardo Assom (nella foto a sinistra), che raccoglie le memorie della Resistenza nel suo Ecomuseo a Rossana. Nel palleggiarsi il discorso, hanno sottolineato in particolare il ruolo delle donne, riduttivamente chiamate «staffette», in realtà essenziali per lo svolgimento delle attività in montagna: il corto nasce proprio dal ricordo di una centenaria, conosciuta dal regista in un ospizio, che raccontava spesso questo episodio, rammaricandosi a distanza di decenni di non aver potuto avvertire per tempo i partigiani dell’arrivo dei fascisti.

Ha colpito i ragazzi la giovane età dei protagonisti, attorno ai vent’anni o poco più. In particolare la scena di un giovane ventenne, nascosto coi genitori nella soffitta di casa sua per sfuggire al rastrellamento del fascista Pavan: pur pronunciando due sole battute, l’attore quando viene colpito col calcio della pistola dal fascista mostra il terrore solo attraverso lo sguardo. Non mancavano tra i partigiani piccoli momenti di divertimento: del resto, quando dei giovani si trovavano insieme, che cosa avrebbero dovuto fare se non fumare e parlare di donne? Daquino ha anche “rivelato” che alla fine del film l’arrivo degli aerei alleati sulla testa dei quattro partigiani scampati (e forse destinati a esser finiti) è stato realizzato tramite la tecnica digitale, ottenendo un effetto del tutto simile a quello vero.

Una ragazza ha chiesto alla fine dell’incontro che cosa resta della Resistenza. Daquino e Assom hanno risposto ciascuno a modo loro: il regista partendo dalla sua passione fin da bambino per le storie di pirati e per i racconti della nonna; il testimone riferendo i dettagli di tanti incontri da lui avuti con i protagonisti di

 

quell’epoca sopravvissuti e ormai in via di estinzione. Così ha sintetizzato l’incontro un allievo, Andrea Toffaletti: «Mi è piaciuta la sincerità dei due uomini che hanno messo tutto l’impegno per trasmetterci il loro amore e la loro passione per la Resistenza, attraverso un film realistico e toccante». Quando c'è chi sa farli parlare, i fatti della Resistenza dicono ancora qualcosa anche ai giovanissimi.

 

 

 

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